Giù le mani dai Blog! October 19, 2007
Posted by laspinanelfianco in Hacktivism, Internet.Tags: blog internet web diritti leggi governo googlebombing
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Come Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un’altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Col favore delle tenebre. No, anzi… delle ferie
In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:
ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.
[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Scherzetto o balzello?
La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come WordPress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:
“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”
[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.
Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.
Il porto d’armi per il Blog
Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.
In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.
Le rassicurazioni di Mangiafuoco
Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:
Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.
[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Verba volant, scripta manent….
Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?
Giudicate voi stessi:
“Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.
“Il Governo riforma l’editoria. Allarme in Rete.” a Repubblica Online.
“Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.
“La nuova legge sull’editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche” a Civile.it.
Che fare?
Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.
Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile. Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.
Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.
Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:
Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:
Opera coperta da Licenza Creative Commons
Fate click sull’immagine per leggere i dettagli della licenza.
Inoltre, potete firmare la petizione che abbiamo aperto per contrastare questo disegno di legge:
http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html
Grazie della vostra collaborazione
Alessandro Bottoni
http://www.alessandrobottoni.it/
alessandro.bottoni@infinito.it
alessandrobottoni@interfree.it
Per favore, se proprio volete scrivermi, inserite la frase “Google Bombing per la libertà dei Blog” nell’apposita riga “Subject” (“Oggetto”) del vostro messaggio di posta elettronica.
Scuola e Software Libero December 15, 2006
Posted by laspinanelfianco in Hacktivism, Linux, Open Source.6 comments
Una mia amica mi ha appena chiesto se sia possibile acquistare MS Word e MS Excel separatamente dal resto di MS Office e quanto costino questi prodotti. Il suo problema è che sua figlia dovrà iniziare quest’anno i corsi di Informatica a scuola e, com’era prevedibile, la scuola usa i prodotti Microsoft.
Si viene quindi a creare la seguente situazione.
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La scuola spende circa 400 euro di software Microsoft per ogni stazione di lavoro presente nelle sue aule.
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I genitori dei ragazzi, per ragioni di compatibilità, sono di fatto costretti a spendere a loro volta 400 euro per acquistare lo stesso software.
Tutto questo per insegnare a dei ragazzini delle elementari e delle medie a scrivere una lettera con MS Word ed a far di conto con Excel!
Ma è lo standard!
La giustificazione abituale per questo atto di evidente autolesionismo è la seguente.
“I prodotti Microsoft sono quelli abitualmente usati nel mondo del lavoro e quindi gli unici che valga la pena imparare ad usare.”
Sarà vero?
OpenOfficeOrg
Cominciamo dalle cose facili. Esiste da diversi anni una suite (una collezione) di programmi per le applicazioni da ufficio completamente gratuita e liberamente scaricabile da Internet. Questa suite si chiama OpenOfficeOrg ed è prodotta da una comunità mondiale di migliaia di persone guidata niente meno che da Sun, la seconda più grande software house del mondo dopo Microsoft. OpenOfficeOrg è disegnata per assomigliare il più possibile a MS Office, per essere il più possibile compatibile con essa e per creare i minori problemi possibili a chi proviene da MS Office. Da diversi anni è disponibile in lingua italiana. La si trova su quasi tutti i CD ed i DVD che vengono regalati ogni mese dalle riviste di informatica e la si puo scaricare liberamente da http://it.openoffice.org/ . OpenOfficeOrg è lo strumento con cui io stesso ho scritto due e-book (li trovate sul mio sito http://alessandrobottoni.interfree.it ) e con cui milioni di persone lavorano quotidianamente, in aziende ed enti pubblici di tutto il mondo.
Cos’altro dev’essere ancora fatto per convincere le scuole a risparmiare, ed a farci risparmiare, un (bel) po’ di soldini, faticosamente sudati?
Basta procedere nel modo seguente.
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La scuola installa OpenOfficeOrg sulle sue macchine, risparmiando 400 euro a stazione.
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Certi docenti la smettono di frignare, chiedendo corsi di formazione e lamentandosi del senso di smarrimento che li travolge quando scoprono che la voce A si trova nel menù X invece che nel menù Y. Qualcuno ha dato loro una laurea, sono adulti, spesso con figli, e sono pagati per affrontare problemi molto più seri di questi. È tempo che imparino a comportarsi di conseguenza.
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I genitori, per ragioni di compatibilità, installano OpenOfficeOrg sulle loro macchine, risparmiando 400 euro a stazione.
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Le aziende, alle quali non frega assolutamente nulla di MS, stanno già usando OpenOfficeOrg in molti casi e sono ben felici di trovare dei potenziali dipendenti che non chiedono loro di acquistare MS Office solo perchè non sanno usare altro.
Mozilla
Qualcos’altro di facile. Questa volta orientato a risolvere gli irrisolvibili problemi di sicurezza che affliggono tutti gli enti pubblici come le scuole.
Nel 1998, Netscape ha regalato alla comunità mondiale degli svilupatori il codice sorgente del primo, del più famoso e, a quel tempo, del più diffuso browser web del mondo: Netscape Navigator. Dopo 6 anni di lavoro, quel prodotto è arrivato sul mercato in una nuova versione nota come Mozilla. Dal 2004, questo prodotto, ancora migliorato, si chiama Mozilla Firefox. Firefox viene considerato da molti il miglior browser esistente. Il motivo è semplice: non è vulnerabile ai virus ed ai worm che affliggono MS Internet Explorer. Firefox è gratuito e liberamente scaricabile da questo indirizzo: http://www.mozilla.com/ .
Nello stesso modo, esiste un programma per la posta elettronica prodotto da Mozilla, anch’esso invulnerabile ai virus che affliggono MS Outlook e dotato di raffinati strumenti per l’eliminazione automatica della posta indesiderata e di quella “pericolosa” (il cosidetto “phishing”). Si chiama Thunderbird e lo trovate sempre a http://www.mozilla.com/ .
Linux
Qualcosa di più diffile ed ambizioso. Esistono da diversi anni delle appoiste versioni (distribuzioni) di Linux che sono state studiate appositamente per sostituire MS Windows. Alcune di esse sono addirittura specifiche per la scuola e sono dotate di serie di tutto il software necessario. Ne trovate alcune ai seguenti indirizzi.
Molte di queste distribuzioni sono presenti nei CD regalati dalle riviste di informatica.
L’adozione funziona come per OpenOfficeOrg:
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La scuola installa Linux sulle sue macchine, risparmiando (altri) 90 euro a stazione.
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Certi docenti la smettono di frignare, chiedendo corsi di formazione e lamentandosi del senso di smarrimento che li travolge quando scoprono che la voce A si trova nel menù X invece che nel menù Y. Qualcuno ha dato loro una laurea, sono adulti, spesso con figli, e sono pagati per affrontare problemi molto più seri di questi. È tempo che imparino a comportarsi di conseguenza.
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I genitori, per ragioni di compatibilità, installano OpenOfficeOrg sulle loro macchine, risparmiando (altri) 90 euro a stazione.
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Le aziende, alle quali non frega assolutamente nulla di MS, stanno già usando Linux in molti casi e sono ben felici di trovare dei potenziali dipendenti che non chiedono loro di acquistare MS Windows solo perchè non sanno usare altro.
Un po’ di link
Naturalmente, siete convinti che siano tutti bei discorsi in teoria ma in pratica…
Bene! Guardate un po’ a questi link cosa gli altri stanno già facendo da anni, in pratica.
http://www.docenti.org/Ambienti/mondo_linux/linux_sc1.htm
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=208476&r=PI
http://happytux.altervista.org/
http://happytux.altervista.org/
http://attivissimo.blogspot.com/2005/05/due-anni-di-uso-di-openoffice-scuola.html
Conclusioni
La vogliamo finire di farci del male? Non ci sono più scuse per continuare ad usare software commerciale nelle scuole. Oltre ad essere una pratica inutile e non giustificabile, produce un pericoloso pre-condizionamento nelle future generazioni. In tutta Italia sono presenti dei Linux User Group in grado di fornire tutta l’assistenza necessaria per la migrazione a OpenOfficeOrg e/o a Linux. Contattateli a questo indirizzo: http://www.linux.it/ .
Resistance is Futile May 3, 2006
Posted by laspinanelfianco in Hacktivism, Politica, Trusted Computing.6 comments
Dai messaggi che appaiono nel forum di Untrusted, la rubrica che curo per Punto Informatico, emerge spesso un messaggio politico molto chiaro: la resistenza è inutile. La sequenza di messaggi che trovate qui di seguito ne è un esempio eclatante:
Diminuizione della domanda? Perché? La gente continuerà a comprare. Dovrà continuare a comprare, e basta.
Il TC significa AFFARI per chiunque abbia interessi commerciali forti. E' un male solo per tutti gli appassionati hobbyisti.
Ma gli appassionati non hanno budget di miliardi e sono irrilevanti.
Il mondo appartiene all'Economia: fatevene una ragione.
Ed ancora:
Tu non comprerai. Gli appassionati non compreranno. Meno dell'uno per cento del mercato.
Il restante 99% comprerà, comprerà e comprerà. Come compra i cellulari con le suonerie polifoniche (pieni di DRM), con i loghi e i film formato francobollo. E' il mercato. Il mercato vince sempre.
E spazzerà via tutti gli oppositori del TC. Resistere è inutile.
Fatevene una ragione.
Ed infine:
Infatti. Ma a che serve? Possiamo strillare finchè vogliamo, non cambia nulla. Anche il Popolo di Seattle si è arreso: non c'è nulla da fare contro i grandi interessi.
(Questa sequenza di messaggi è stata presa dal forum di PI-untrusted del 2 maggio 2006
Questo messaggio è applicabile anche a molte altre cose, al di là del Trusted Computing. Lo si può applicare alla televisione, sempre più stretta all'interno di vincoli commerciali, all'elettronica delle automobili, sempre meno utile all'utente e sempre più utile alle aziende come strumento anti-concorrenza, e via dicendo.
Ma è vero? Davvero “ogni resistenza è inutile”?
No, non è vero. Lo dimostrano chiaramente alcuni passaggi della nostra storia recente, sia all'interno che all'esterno del mondo dell'HI-Tech.
GNU
Il primo caso, ed il più eclatante, è sicuramente quello rappresentato da Richard Martin Stallmann e dal progetto GNU. Verso la fine degli anni '70, Stallmann si rese conto del fatto che le aziende stavano mettendo le mani sul software prodotto con soldi pubblici dalle università e lo stavano trasformando in un proprio business, a tutto svantaggio dei consumatori. Irritato da questa appropriazione indebita di un bene pubblico, Stallmann decise di dare vita ad un progetto teso alla produzione di software per il Pubblico Dominio. La ragione di questa iniziativa era ed è molto semplice: il consumatore ha la sola libertà di scegliere tra ciò che il mercato mette a disposizione. Per permettergli di non sottostare al ricatto delle aziende in un regime monopolistico od oligopolistico, è necessario che il mercato fornisca delle alternative ai prodotti commerciali creati dalle aziende. In altri termini, oligopoli e monopoli si combattono fornendo al consumatore delle alternative che rendano possibile una azione di boicottaggio.
Grazie a questo progetto, ora il mondo non deve più sottostare passivamente al predominio di aziende come Microsoft che, fino a pochissimi anni fa, operavano in regime di monopolio. Il mondo del software si è dato delle alternative come Linux, OpenOffice e Mozilla e, grazie ad esse, si è dato la possibilità di rifiutare le imposizioni tecniche e commerciali di Microsoft e delle altre corporation del settore.
Resistere a Microsoft e ad altre aziende non è stato inutile.
Il numero di serie del Pentium III
Ormai non se lo ricorda più nessuno ma c'è stato un tempo, all'inizio del terzo millennio, in cui Intel ha cercato di inserire nei suoi processori un numero di serie che li rendesse individualmente identificabili. Lo scopo, ovviamente, era quello di poter legare l'installazione del software alla piattaforma hardware e quindi di combattere il fenomeno della copia abusiva.
Non se lo ricorda più nessuno perchè questo numero di serie è stato immediatamente abbandonato da Intel a causa di una violenta sollevazione popolare. Una piccolissima percentuale di consumatori (probabilmente meno dell'1%) ha iniziato a bombardare Intel di proteste e Intel, dopo qualche tempo, ha sostanzialmente fatto marcia indietro.
Tutto questo può sembrare strano ma non lo è: Intel sapeva benissimo che era solo questione di tempo ed anche il restante 99% della popolazione avrebbe iniziato ad acquistare processori AMD invece di quelli Intel. Le aziende sanno bene che il loro mercato dipende da pochi, anzi pochissimi, opinion makers e stanno ben attenti a non inimicarseli.
Resistere ai Pentium III non è stato inutile. Resistere ai Pentium III, tuttavia, è stato possibile solo perchè esistevano già i processori AMD.
TCPA
Persino il Trusted Computing è, esso stesso, una dimostrazione di questo. Tra il 2002 ed il 2003, Microsoft ed il consorzio TCPA hanno dovuto fare una clamorosa marcia indietro. Il progetto iniziale di Trusted Computing di Microsoft si chiamava “Palladium” ma ora lo stesso progetto si chiama NGSCB. Il cambiamento di nome è stato dovuto alla sollevazione popolare dei consumatori contro questo progetto. Per lo stesso motivo, l'introduzione sul mercato di Palladium è stata più volte rimandata (doveva arrivare sul mercato nel 1999) ed ancora adesso non è dato sapere quando dovrebbe invadere la nostra vita quotidiana. Come se non bastasse, la documentazione di M$ su Palladium è stata frettolosamente “archiviata” per cercare di sottrarre questo progetto alle critiche.
Anche il consorzio TCPA si è trovato in una posizione analoga ed infatti ora si chiama TCG.
Resistere al Trusted Computing non è stato inutile: ha già messo in seria difficoltà le aziende e continuerà a farlo.
Lo Statuto dei Lavoratori
Anche nella vita reale, fuori dal mondo rarefatto dell'Hi-Tech, lottare non è certo inutile.
Fino al 1970, le leggi che regolavano il rapporto tra lavoratori dipendenti e datore di lavoro erano semplici e chiare: il datore di lavoro aveva dei diritti ed il lavoratore dipendente aveva dei doveri. Quali essi fossero, dipendeva dall'umore momentaneo del datore di lavoro.
La pesante azione di protesta e di pressione politica dei sindacati nei confronti di vari governi e di varie segreterie della confindustria non è stata inutile: se adesso non vi possono più buttare fuori a calci nel culo dal vostro posto di lavoro, è grazie a quella azione di protesta. Se potete lavorare 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, è grazie a questa lotta, non alle doti taumaturgiche dell'economia neo-liberista.
In conclusione, possiamo dire che la nostra storia recente dimostra chiaramente che il mondo appartiene ancora alle persone, non all'economia. Non c'è da meravigliarsi o da scandalizzarsi se le aziende tentano di far approvare leggi che vanno a proteggere i loro diritti e/o privilegi a danno dei cittadini. Questa è una conseguenza inevitabile del fatto che il management aziendale deve difendere gli interessi degli investitori.
Non è però affatto detto che queste richieste delle aziende debbano essere accettate tacitamente e passivamente dai governi e dalla popolazione. Le aziende sono solo uno degli attori della vita sociale ed economica del pianeta, anche se certamente uno dei più forti.
Nello stesso modo, non c'è da stupirsi o da scandalizzarsi se le aziende tentano di proteggere i loro diritti e privilegi con altri mezzi, tra cui quelli tecnici. Anche questo fa parte della normale gestione strategica delle imprese e, anche in questo caso, non sta scritto da nessuna parte che i governi ed i cittadini debbano automaticamente accettare ciò che le aziende decidono.
L'imposizione di misure tecniche e legali che vanno ad esclusivo vantaggio delle aziende, e violano palesemente alcuni diritti fondamentali dei cittadini, può e deve essere combattuta. Si è già vinto più volte in casi simili e non sta scritto da nessuna parte che non si possa vincere ancora.
Di sicuro, non è un comportamento da uomini “intraprendenti” e “moderni” accettare passivamente le imposizioni che provengono dal mercato. Non lo fanno i manager delle aziende, veri sacerdoti del neo-capitalismo, e non c'è nessuna ragione per cui debba farlo il consumatore, unica e vera colonna portante del nostro sistema economico.
Si tratta piuttosto di una questione di “tecniche di lotta”. Come ha dimostrato chiaramente Richard Martin Stallmann, per combattere i monopoli e gli oligopoli bisogna creare delle alternative. Per questo è necessario creare delle alternative all'hardware americano, ormai irrimediabilmente contaminato da DRM e TC, e per questo è necessario creare delle alternative al modello di business esistente nel settore della produzione culturale e del recording (cinema, musica e via dicendo).
Produrre hardware alternativo non è impossibile, è “solo” difficile. Ci sono serie ragioni di sicurezza nazionale che possono spingere nazioni tecnologicamente avanzate, come Russia, Cina, India e persino l'Italia, ad ignorare i brevetti USA ed a produrre il proprio hardware in maniera autonoma. Se le aziende USA non cambieranno rotta, è probabile che questo problema arrivi presto agli onori della cronaca. Si tratta “solo” di portare il problema a conoscenza della popolazione e dei governi. La normale diffidenza tra stati può fare il resto del lavoro.
Tuttavia, quello dell'hardware non è il vero centro focale della discussione. La libertà deve venire soprattutto da artisti e da autori che ne comprendono il valore, non dai governi o dalle aziende che, come è logico, si limitano a difendere accanitamente il proprio business. Per questo è necessario informare gli autori sulle possibilità offerte dalla auto-produzione e sui rischi insiti in sistemi quali DRM e TC. Nei prossimi anni, la vera competizione dovrà avere luogo tra autori (musicisti, cineasti, scrittori, etc.) che capiscono questi concetti e autori che si arroccano sulle loro posizioni commerciali. Il “consumatore” dovrà poter scegliere tra questi due modelli culturali, e questi due tipi di persone, prima che tra due tecnologie.