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I miti dell’Open Source December 26, 2005

Posted by laspinanelfianco in Linux.
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Agli inizi di Dicembre 2005, questo articolo di Andrew Brown sul Guardian, ha scatenato una ondata di polemiche. Nell’articolo, Brown sostiene che molte delle caratteristiche positive che i sostenitori dell’Open Source citano quando vogliono promuovere questo tipo di software sono in realtà dei miti completamente infondati. In particolare, Brown sostiene che il software Open Source non riceve più attenzioni da parte dei suoi sviluppatori di quante ne riceva abitualmente il software commerciale. I bug non vengono corretti più in fretta e le feature più richieste dagli utenti non vengono implementate con maggiore entusiasmo.

Purtroppo, quello che sostiene Brown è vero. Si possono anche citare alcuni casi a sostegno di questa tesi:

– si sono visti bug, presenti nello strato GNU del software, nell’interfaccia grafica (soprattutto GNOME) e nelle applicazioni (KOffice, ABIWord e OpenOffice) persistere per anni. Una per tutte il ridimensionamento automatico di certe dialog box di Gnome.
– alcune feature, richieste a gran voce da folle di utenti sono state implementate solo dopo anni. Una per tutte una clipboard comune per KDE, Gnome e OpenOffice.

Ad aggravare la situazione, c’è la persistente abitudine, rilevata anche da Brown, di scaricare la responsabilità di queste cose sull’utente finale: “Ma se questa cosa manca o non funziona, perchè non ci metti le mani tu? Il sorgente ce l’hai.”

Ormai è tempo di dire che queste cose esistono veramente e che non sono più accettabili. Linux e l’Open Source sono già diventati da almeno 5 o 10 anni dei veri prodotti industriali, che producono reddito (anche se indirettamente) e che vengono finanziati da aziende del calibro di IBM, Sun, Nokia, HP, Red Hat, Netscape, AOL e via dicendo. Non è più accettabile che il software Open Source di classe elevata venga prodotto con la mentalità artigianale e pressapochista che ha caratterizzato gli anni pioneristici del movimento.

Questo discorso, ovviamente, non può essere applicato al caso dei moltissimi programmi che vengono sviluppati nel tempo libero da uno o due programmatori. Ma è certamente legittimo pretendere un adeguato livello tecnico da programmi come OpenOffice, il kernel Linux, KDE, Gnome, KOffice, ABIword, Mozilla e via dicendo. Tutti questi prodotti sono sviluppati da grossi team, finanziati da diverse aziende, e vengono utilizzati in contesti in cui gli utenti fanno affidamento su di essi per compiti critici. Non possono più essere trattati come era trattato il server web NCSA nel 1993.

Questo è particolarmente vero adesso che alcuni prodotti Open Source, come Mozilla e OpenOffice, si propongono apertamente come alternative possibili agli standard de facto esistenti. Recentemente sono state rilevate alcune falle pericolose in Firefox. Queste falle vanno turate bene ed in fretta o sarà molto difficile sostenere che Firefox è migliore di Internet Explorer in futuro. La sicurezza dipende moltissimo dalla velocità di correzione dei bug e dalla capacità di implementare in modo umanamente comprensibile le feature che l’utente usa. Su questi punti non è accettabile che si ragioni ancora in termini di “contributi” occasionali e non pianificati.

Dopo aver detto tutte queste cattiverie, possiamo spezzare una lancia a favore dell’Open Source: il software di questo tipo non è “migliore” di altri perchè è gratuito, perchè è “libero” (qualunque cosa voglia dire), perchè è più corretto o perchè viene implementato dagli stessi utenti (cosa non vera, tra l’altro). Il software Open Source è migliore di quello commerciale perchè non è condizionato (o lo è molto meno) dalle logiche commerciali e strategiche delle aziende.

Fintanto che Linux ci salverà dal vendor-lock tipico dei prodotti Microsoft, sarà il nostro paladino. Il giorno che ci incatenerà alle sue scelte, ad esempio attraverso sistemi DRM o Trusted Computing, diventerà solo un Ambiente Operativo come molti altri.

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