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Metodi di lotta January 6, 2006

Posted by laspinanelfianco in Diritti Digitali.
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Un paio di volte al mese mi trovo ad affrontare questo tema nelle mailing-list che frequento. In pratica, ci si domanda:

“Visto che siamo qui riuniti per lottare contro il Trusted Computing, i DRM, le intercettazioni, l’uso indiscriminato della biometria, ecc., cosa vogliamo fare di concreto? Come vogliamo contrastare questi fenomeni? Quali metodi di lotta vogliamo e possiamo usare?”

Dato che questo argomento torna continuamente alla ribalta, credo che sia il caso di parlarne una volta per tutte.

Cosa non si può fare perchè comporta seri rischi legali

Mettiamo subito in chiaro una cosa: molti dei “metodi di lotta” che vengono proposti sono illegali. Alcuni di questi metodi comportano addirittura il rischio di una condanna penale (= di finire in galera). Di conseguenza, è quasi impossibile riuscire a convincere delle persone sane di mente a rischiare di finire nella stessa cella con 4 o 5 stupratori ed assassini solo per difendere alcuni diritti digitali di base. Tra questi metodi di lotta illegali o quasi-illegali, posso elencare i seguenti.

  • Scrivere annunci e slogan sui muri della città (graffitismo)
  • Creare cloni abusivi di siti ufficiali su cui inserire informazioni e slogan (violazione del copyright dei siti)
    Inviare posta alla cieca (spamming)
  • Distribuire materiale coperto da copyright per protesta (ad esempio, distribuire copie dei brani di un gruppo sulle reti P2P per protestare contro il supporto fornisce ai sistemi DRM)
  • Parlare male di qualcuno in rete o sulla carta stampata senza avere prove concrete (diffamazione a mezzo stampa)
  • Alterare le confezioni di prodotti nei supermarket (si può essere denunciati per attentato alla salute pubblica)

Mi rendo conto che molti hactivist hanno convinzioni e sfumature personali sul modo di utilizzare questi metodi di lotta ma vorrei che fosse chiaro a tutti che questi ed altri metodi comportano veramente il rischio di finire in galera e/o di dover pagare multe dell’ordine di grandezza delle decine o persino delle centinaia di migliaia di euro. Proporre azioni di questo tipo in rete di solito non porta a nessun risultato concreto. Gli attivisti sani di mente si limitano ad ignorare silenziosamente queste proposte.

Fare hactivism, nella quasi totalità dei casi, vuol dire informare e sensibilizzare. Queste due attività possono essere svolte, con mezzi diversi sia in Rete che nel mondo fisico.

Cosa si può fare in Rete

Nonostante che la stragrande maggioranza delle persone sia normalmente convinta del contrario, Internet (Mailing List, Forum e Web) è uno strumento che raggiunge molte persone e che riesce ad indirizzare in modo efficace la loro attenzione verso problemi “interessanti”. Ad esempio, in Italia, Internet è accessibile, in un modo o nell’altro, a circa 12 milioni di persone, cioè circa la stessa audience della finale dei mondiali di calcio o la stessa audience raggiunta da Beppe Grillo e da Adriano Celentano con le loro ultime apparizioni televisive. Alcune testate giornalistiche che appaiono in rete, come La Repubblica (www.repubblica.it) ed “Il Corriere (www.corriere.it) raggiungono da 6 a 10 milioni di lettori sulla rete mentre riescono a raggiungere a fatica mezzo milione di lettori nella versione su carta. Persino i più conservatori tra gli osservatori politici sono stati costretti (anni fa) a riconoscere che Internet può cambiare il destino di molte cause, addirittura a livello di elezioni politiche.

Di conseguenza, bisogna rendersi conto che attraverso internet si può fare molto. Nel caso specifico degli argomenti che riguardano i diritti digitali e le relative tecnologie si può fare moltissimo. Per riuscire a comunicare in modo efficace sulla rete bisogna solo rispettare le normali regole della comunicazione giornalistica e/o aziendale:

  • Parlare di cose concrete, che riguardano il lettore. Niente teorie, niente speculazioni, niente riflessioni (= masturbazioni) personali.
  • Mostrare rispetto per le opnioni della controparte. Citare anche le opinioni contrastanti. Mostrare equilibrio e senso della realtà.
  • Scrivere poco ed in modo chiaro (la gente si stanca in fretta di leggere)
  • Se possibile, usare strumenti di comunicazione audio e video (podcasting, filmati fideo, animazioni, fotografie, etc.). L’essere umano è nato per parlare, ascoltare e vedere, non per leggere.

I modi più efficaci (secondo gli studiosi, non secondo me) per comunicare le proprie opinioni agli altri attraverso Internet sono i seguenti (in ordine di efficacia).

  1. Passaparola personale attraverso la posta elettronica. Non c’è niente al mondo che riesca a catalizzare l’attenzione del lettore come il messaggio di un amico. Per ovvie ragioni, la credibilità di un messaggio di questo tipo è molto alta (più esattamente, è alta quanto quella del suo mittente).
  2. Messaggi di alert” e notizie provenienti da siti ed enti credibili, meglio se inoltrati da qualcuno che si conosce. Questo è il caso, ad esempio, dei messaggi di alert sulla sicurezza (sui virus) emessi da Symantec e da McAfee e magari ridistribuiti a noi da persone conosciute. Questo è anche il caso di articoli di giornale che appaiono su testate come “Repubblica” e magari vengono inoltrati a noi da qualche amico.
  3. Filmati video (con audio), sia intese come riprese cinematografiche/televisive che come animazioni. Un caso molto interessante è RocketBoom (www.rocketboom.com), un telegiornale quotidiano messo in piedi da un giornalista americano con una “anchor woman” ed una telecamera digitale. Seguitissmo e portato spesso come esempio di buona comunicazione su Internet. Un ottimo esempio di comunicazione visiva è il filmato sul Trusted Computing reperibile a http://www.no1984.org .
  4. Registrazioni audio (podcasting) su argomenti cruciali. Sono molto efficaci le interviste.
  5. Mailing List e Forum. L’interazione attiva tra i partecipanti produce un senso di coinvolgimento e di appartenenza che rende molto efficace la comunicazione.
  6. Chat. Le chat sono simili ai forum ma il loro funzionamento in tempo reale impedisce di riflettere su ciò che si sta dicendo e tende e a produrre una sensazione da “chiacchera da bar” che rende questo mezzo di comunicazione molto meno credibile.
  7. Siti web e Web Log (come quello che state leggendo). Per ottenere la massima efficacia, è necessario che gli articoli siano brevi (circa la metà di quello che state leggendo) e dotati di immagini. Basti ricordare che i blog di Beppe Grillo e di Daniele Luttazzi possono vantare da 15.000 a 20.000 visitatori al giorno. Quello che queste persone dicono sul loro blog riesce a raggiungere, attraverso il passaparola, letteralmente milioni di persone.

In assoluto, la cosa meno efficace sono i monologhi lunghi e dettagliati come quello che state leggendo😉

Cosa di può fare nel mondo fisico

Nel mondo fisico, si possono fare le stesse cose che solitamente fanno i partiti politici:

Volantinaggio. Questo è in assoluto il mezzo più semplice e più efficace da usare. Tuttavia, richiede dei volontari. Bisogna anche tenere presente che di solito non è possibile fare volantinaggi nei piazzali (privati) dei supermercati, dove sarebbero molto efficaci. Quando si prepara il testo di un volantino, è molto importante ricordarsi che la “controparte”, se si sentisse offesa o diffamata, potrebbe decidere di farci causa. I toni devono quindi essere assolutamente “civili” e le informazioni assolutamente vere (e dimostrabili).

Affissione di manifesti. Per affiggere manifesti, è necessaria l’autorizzazione del Comune e spesso è necessario pagare una tassa. Il contenuto del manifesto è equiparabile ad un articolo su un giornale e quindi si rischia una causa per diffamazione se si dicono cose offensive o non vere. Nonostante questo, l’efficacia dei piccoli manifesti che appaiono nei bar è piuttosto evidente.

Organizzazione di incontri e presentazioni. Per quanto difficile, organizzare una breve presentazione, un dibattito od un ciclo di lezioni su un determinato argomento è un buon modo per diffondere l’informazione e per sensibilizzare la platea. Ovviamente, sono necessari una sala, uno speaker ed una attenta opera di organizzazione (autorizzazioni, materiale da distribuire, manifestini, etc.). Spesso ci si può appoggiare ad enti e fondazioni esistenti per queste cose ma è necessario prima riuscre a coinvolgerle nel progetto.

Creazione di una rete di contatti. Contattare associazioni di consumatori, enti pubblici e privati, aziende e altri “enti” è un ottimo sistema per diffondere l’informazione e per sensibilizzare i “decision maker” sul problema. Anche quando non c’è risposta o la risposta è negativa, si è ottenuto comunque il risultato di far sapere agli interessati che il problema è noto e viene discusso, per cui non potrà passare inosservata nessuna operazione contraria agli interessi che si rappresentano. Quando la risposta è positiva, cosa che succede molto più spesso di quanto si creda, spesso si possono creare alleanze molto utili.

Fondazione di associazioni. L’ultimo step è quello che da in assoluto maggiore visibilità e maggiore credibilità ad un movimento spontaneo: il fatto di associarsi in modo formale permette di diventare una entità visibile e credibile per le controparti e per gli organi di stampa. Il fatto di essere una associazione dà anche accesso a varie forme di sponsorizzazione (soldi, accesso a risorse pubbliche come sale convegni e spazi televisis, etc.).

Uno dei più begli esempi di organizzazione sono i LUG (Linux User Group). Questi gruppi raccolgono i supporters di Linux in tutto il mondo. Ne esiste uno per ogni città (a volte due o tre) e sono attivissimi, sia in rete che fuori. Danno assistenza ai nuovi utenti, organizzano annualmente il Linux Day (di solito a Novembre) e spesso organizzano degli “installation party” durante i quali installano Linux sulle macchine delle persone interessate. Decisamente un modello di hactivism da copiare.

Contatti con la stampa. I giornali e le riviste di settore sono sempre alla ricerca di notizie e di “scoop”. Se si riesce ad “impacchettare” bene la notizia, a volte è possibile ottenere un articolo su giornali e riviste distribuite a livello locale, a livello di settore od a livello nazionale. In tutti i casi, l’efficacia di un articolo sulla carta stampata è piuttosto elevato, a dispetto della scarsa diffusione, perchè il lettore normalmente ritiene che i giornali non diano spazio ad allarmi e notizie palesemente infondati (anche se questo non è sempre vero).

Le riviste di informatica vivono spesso di redattori occasionali, raccolti tra il pubblico dei lettori, per cui è possibile iniziare delle interessanti collaborazioni con alcune di esse. Ovviamente, è necessario spaersi esprimere correttamente in una lingua qualunque (italiano, inglese, cinese, arabo…) e conoscere bene almeno un argomento che possa interessare il pubblico.

Questo è tutto. Spero di essere stato d’aiuto a coloro che vogliono mettersi all’opera in uno o più settori dell’ “hacktivism”. Se seguirete ancora questo blog, vedrete che per quanto mi riguarda, faccio la mia parte.

Comments»

1. candida - January 11, 2006

Ho scoperto stamattina questo blog e me lo sono spulciato tutto.
Completamente d’accordo sulla gravità dell’argomento Trusted Computing.
Qualche anno fa avevo sentito palare di Palladium ma non sapevo che le cose fossero andate avanti fino a questo punto, credevo che gli anticorpi del sistema domanda-offerta avrebbero eliminato il pericolo prima che diventasse reale.

Per quanto riguarda le contromisure ho già inviato mail ai miei amici, messo post su forum a cui di solito partecipo, ho persino segnalato l’argomento al forum di Beppe Grillo ( non un commento pubblico, ma una segnalazione alla redazione, credo sarebbe molto più efficace lui di me se si interessasse all’argomento, se si interessasse…), chiesto informazioni sul forum del Sen. Fiorello Cortiana.
Insomma mi sono mobilitata, e soprattutto ho cominciato a raccogliere quante più informazioni possibili sull’argomento attraverso internet (ovviamente nella carta stampata o meglio nel mondo reale questo argomento non esiste).

Credo sarebbe utile una lista nera costantemente aggiornata sull’ Hardware che implementa questa tecnologia per permettere alle persone di schivarne in scivolata l’acquisto e quindi il supporto inconsapevole di questo sistema (io stessa ho seri problemi, dovendo ricomprami il pc, a selezionare cosa è o potrebbe essere già tcp compliant o meno).

Mi domando se le associazioni dei consumatori possano svolgere qualche ruolo in questa lotta per la democrazia e le libertà digitali.
Molte volte specialmente in USA ho visto le grande industrie messe in crisi più dai diritti dei “consumatori” che dei “cittadini”.

Mi rendo conto che questo più che un commento è una mail, e già che ci sono ti faccio i complimenti per il tuo blog e per la tua competenza.


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