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Cambiare le regole January 10, 2006

Posted by laspinanelfianco in Diritti Digitali.
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Come è ben noto a tutti (inclusi i manager delle industrie e gli uomini politici), su Internet esiste un vastissimo e attivissimo “movimento” che si oppone con decisione alla introduzione sul mercato di sistemi DRM e Trusted Computing. Tuttavia, molti gruppi di attivisti che si occupano di DRM e di Trusted Computing si limitano a combattere contro le applicazioni “illegali” di questi sistemi, come ad esempio l’uso del Trusted Computing per limitare la sana competizione tra industrie sul mercato o l’uso di sistemi DRM per “tracciare” abusivamente il comportamento dell’utente.

Soltanto pochi gruppi di attivisti osano mettere in discussione il diritto fondamentale del produttore di fare uso di sistemi DRM per proteggere la proprietà intellettuale od il diritto del produttore di inserire nei suoi prodotti delle funzionalità che sono utili ad altri produttori per creare sistemi DRM, come è il caso del Trusted Computing. Questa mancanza di ambizioni politiche porta ad uno spiacevole effetto: sembra che il diritto alla proprietà intellettuale, così com’è attualmente formulato dai trattati TRIPs del WTO, sia ormai pacificamente riconosciuto da tutti, quasi fosse un “diritto naturale” indiscutibile ed inalienabile. Nello stesso modo, sembra che sia pacificamente riconosciuto il diritto delle multinazionali di imporre all’intero pianeta le loro scelte tecnologiche, qualunque esse siano, senza che sia necessaria alcuna discussione democratica, quasi come se il modo di produrre i computer fosse altrettanto “irrilevante” del modo in cui producono le pentole. Quasi come se i computer e le reti non fossero il sistema nervoso delle nostre società.

Per il bene nostro, dei nostri figli e dei nostri nipoti, è necessario che ci si renda conto che questo non è assolutamente vero. Questi diritti del produttore non possono essere accettati passivamente dalle nostre società. Le tecnologie digitali hanno profondamente cambiato il panorama tecnologico, industriale e politico rispetto a quando questi diritti sono stati roconosciuti ed è quindi necessario che questi diritti vengano ridiscussi. Questi diritti devono passare nuovamente attraverso il processo di discussione democratica, di analisi politica e di formazione delle leggi che hanno già attraversato ai tempi della stampa di Gutenberg e dell’Editto della Regina Anna. In altri termini, è tempo di cambiare le regole del gioco per adattarle alla nostra realtà storica.

Secondo la mia modestissima e personalissima opinione, è necessario stabilire i seguenti diritti del produttore e del consumatore/cittadino.

Diritto d’autore

Il diritto d’autore, così com’è formulato attualmente, è di gran lunga troppo esteso nel tempo e nello “spazio legale” per poter essere accettato da una società che vuole fare buon uso delle sue risorse culturali. Dovrebbero essere stabiliti i seguenti principi:

  • Il diritto d’autore si estende per 10 anni dopo l’ultima pubblicazione del prodotto (libro, brano musicale, film, etc.) da parte dell’autore o di un suo editore e comunque per un massimo di 30 anni dalla data della prima pubblicazione. Dopo questo periodo, il prodotto diventa automaticamente di pubblico dominio.
  • Il diritto d’autore non può coprire gli usi “sociali” di un prodotto (come la creazione di un audiolibro per non vedenti a partire da un testo scritto).
  • Il diritto d’autore non può essere fatto valere sul frutto di lavori per cui gli autori siano già stati pagati con soldi pubblici (testi di professori universitari su progetti di ricerca finanziati con fondi pubblici, ad esempio).

Brevetti Industriali

Come per il diritto d’autore, è ovvio che la protezione offerta dall’attuale meccanismo dei brevetti industriale è di gran lunga troppo estesa nel tempo. Dovrebbe essere stabilito il principio che il brevetto rimane valido per 3 anni dopo la sua ultima utilizzazione industriale di serie da parte dei detentori e comunque per un massimo di 10 anni dalla sua introduzione sul mercato. Per il resto la legislazione europea corrente prevede già dei criteri adatti per limitare l’estensione dei brevetti nello spazio legale (criterio di novità, criterio di applicabilità industriale, obbligo di utilizzo entro alcuni anni dalla registrazione del brevetto, etc.).

Copyright e Trademark

La mania, tutta italiana, di proteggere con marchi di fabbrica e copyright ogni più insignificante creazione dell’italico genio è francamente patetica. Dovrebbe essere stabilito il solo concetto che non sia legittimo copiare pedestremente un prodotto altrui (plagio o clonazione). Ogni altro tipo di “riproduzione” creativa (varianti, parodie, etc.) dovrebbe essere permesso, per il bene del mercato e per il bene della salute mentale dei nostri paranoici e poco creativi produttori.

Sistemi di difesa del Diritto d’autore (DRM)

Dovrebbe essere esplicitamente stabilito che i sistemi di “gestione dei diritti” dovrebbero limitarsi a prevenire (e non certo a denunciare o punire) eventuali azioni dell’utente nei confronti dei diritti commerciali riconosciuti dalla società al produttore ed al distributore per la stessa estensione spaziale e temporale, e negli stessi modi, previsti dalla legge per la protezione manuale di questi diritti.

In altri termini, se il diritto d’autore scade, anche il DRM deve scadere. Se il diritto d’autore non è valido nei confronti di certi utenti (il proprietario o determinati utenti privilegiati), il DRM deve essere disabilitabile da questi utenti. Se il diritto d’autore non è applicabile per certi usi (usi interni all’università, ad esempio), il DRM deve essere disabilitabile per questi usi.

Dispositivi di controllo ausiliari (Trusted Computing)

Dovrebbe essere fatto esplicito divieto ai produttori di inserire nei loro prodotti dispositivi concepiti per controllare, sorvegliare o limitare in qualunque modo le attività dell’utente al di là del diritto del produttore a prevenire (con mezzi leciti) eventuali azioni illecite che l’utente potrebbe portare a termine contro i diritti commerciali del produttore.

Fair Use

Ogni uso di un prodotto non a fini di lucro e che non arrechi danno commerciale al produttore dovrebbe essere considerato legittimo.

Privacy ed Intercettazioni

Dovrebbe essere ovvio sin dai tempi di Erodoto che un cittadino è innocente finchè non è dimostrato che sia colpevole. Di conseguenza, per intercettare le comunicazioni di una persona e violare la sua privacy dovrebbe essere sempre necessario un mandato di un giudice, basato su indizi seri di una responsabilità pre-esistente e personale in una azione criminosa. In altri termini, non dovrebbero essere mai ammesse azioni di “screening” generalizzato, di adescamento od infiltrazione “alla ricerca di possibili attività criminose”, nemmeno per una buona causa. Potrebbero sembrare cose ovvie ma la situazione corrente in USA ed in Italia dimostra che per molti non lo sono.

Spero che in futuro si cominci a discutere seriamente su questi temi.

Comments»

1. Blog navigabile a history » Cambiare le regole - March 18, 2006

[…] Questo post è tratto da: Cambiare le regole, di Alessandro Bottoni Indice “Visitati e Mancanti”   >> Next “Mancante” […]


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