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DRM: il ruolo degli autori February 8, 2006

Posted by laspinanelfianco in Diritti Digitali.
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La bozza della nuova versione 3.0 della mitica licenza GPL (GNU Public License) include una clausola che vieta esplicitamente di usare sistemi DRM (Digital Right Management) per “proteggere” il software “Open Source”.

GNU, nella persona di Richard M. Stallman, non è nè la prima nè l’unica associazione ad includere tra le proprie licenze un simile criterio. La italianissima CopyZero, di cui è presidente Nicola Alcide Grossi, dispone di una clausola (opzionale) del tutto simile.

L’apparizione di clausole di questo tipo nelle licenze d’uso del software e dei contenuti (film, musica, testi, etc.) è il segno di una nuova consapevolezza degli autori riguardo al loro ruolo nella strenua lotta contro l’imposizione di sistemi DRM.

Dato che l’autore è il titolare dei diritti di sfruttamento economico, è anche l’autore che può, in primo luogo, autorizzare o vietare l’uso di sistemi automatici per impedire la copia abusiva o l’uso non autorizzato dei suoi prodotti. Questo è particolarmente vero quando si parla di prodotti della creatività individuale come romanzi, saggi, brani musicali, canzoni, poesie, film autoprodotti, quadri, fotografie e via dicendo. La situazione è naturalmente un po’ diversa quando si parla di produzioni collettive, come i film hollywoodiani, ma il concetto di base rimane inalterato: è il “creatore” dell’opera, singolo artista o comunità che sia, a decidere sulla modalità della sua distribuzione e quindi sull’uso di sistemi DRM.

Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, non tutti gli autori sono entusiasti all’idea di poter proteggere le proprie creazioni con inviolabili lucchetti elettronici o digitali. Autori di una certa rilevanza, come Cory Doctorow, i Subsonica e molti altri, si sono già dichiarati apertamente contrari a questa soluzione tecnologica e pretendono che le loro creazioni siano rilasciate “libere” sul mercato. Questa loro contrarietà ai DRM potrebbe sembrare folle. In fondo, rinunciare all’uso di questi sistemi li espone al rischio di una dilagante opera di copia e distribuzione abusiva.

In realtà, questi autori hanno semplicemente capito le tre cose fondamentali che ci sono da capire riguardo ai DRM:

  1. Non funzionano. Lo dimostrano continuamente i film di prima visione che arrivano sulle reti P2P prima del rilascio ufficiale grazie alla gentile opera di uno dei molti giornalisti a cui viene dato il DVD di anteprima (e che permettono agli amici di farsene una copia “per uso personale”).
  2. Quando funzionano, fanno perdere clienti. Lo ha dimostrato ampiamente il caso Sony/BMG ma era già un fatto noto: molta gente si tiene giustamente alla larga da prodotti di cui non può disporre liberamente dopo averli pagati.
  3. Quando funzionano e si riesce a farli accettare alla gente, diventano un vero flagello divino per la libera circolazione delle idee e della cultura, cioè di quei valori di cui si è nutrito l’autore per arrivare a produrre la sua opera. Questo è un aspetto che è stato ben puntualizzato, anche di recente, da molte biblioteche e dalla stessa BBC. I DRM creano problemi enormi al consumo delle opere in un contesto accademico e rappresentano una vera minaccia per la sopravvivenza della cultura umana nel prossimo futuro.

Non c’è quindi da sorprendersi se il numero di autori che rifiutano l’uso di questi sistemi è in rapida crescita.

La rinuncia all’uso di sistemi DRM da parte di questi autori, in realtà, ha contribuito in modo significatico al loro successo, come ampiamente riportato proprio da Cory Doctorow. Al giorno d’oggi, non sono in molti i clienti disposti a sborsare alla cieca 17 – 18 sudatissimi euro per un CD musicale o 10 – 20 euro, dolorosamente guadagnati nell’abisso di un oscuro call-center, per un libro. La possibilità di valutare con calma la qualità del prodotto permette di sciogliere gli ultimi dubbi prima dell’acquisto. Si sa da decenni che il pubblico che acquista i prodotti è solitamente portato ad acquistarli comunque, anche se ha la possibilità di procurarseli gratuitamente per via abusiva. La disponibilità della copia abusiva diventa quindi uno strumento utile per rassicurare il cliente prima dell’acquisto e per far conoscere il prodotto. Chi non acquista i prodotti, per ragioni economiche o cultural/ideologiche, non lo acquisterebbe in ogni caso.

L’unico caso in cui il cliente “fedele” si trasforma in “pirata” senza il minmo ripensamento è quando il prezzo imposto al prodotto è palesemente sproporzionato al suo valore commerciale. Questo spiega perchè sia così diffusa l’abitudine di copiare i CD musicali. Nello stesso modo, questo fatto spiega molto bene perchè la stessa gente che copia senza scrupoli un CD è invece più che disposta ad acquistare regolarmente gli stessi brani su Internet in formato MP3.

L’avvento di clausole anti-DRM è un fatto importante. Segnala l’inizio di una presa di coscienza che può salvare il nostro mondo culturale da una strisciante e devastante “censura commerciale”. Solo l’azione degli autori ci può salvare da un triste ritorno al medioevo. A questo punto, è di vitale importanza contattare gli autori, informarli sui rischi insiti nell’uso di tecnologie DRM ed ottenere il loro appoggio in questa lotta per la liberà di circolazione delle idee e della cultura. Dall’altro lato, ovviamente, deve nascere una consapevolezza nuova riguardi agli obblighi morali e commerciali che il consumatore ha nei confronti dell’autore. Non si può pensare che sia solo l’autore a farsi carico di questo problema.

Comments»

1. Blog navigabile a history » DRM: il ruolo degli autori - March 18, 2006

[…] Questo post è tratto da: DRM: il ruolo degli autori, di Alessandro Bottoni Indice “Visitati e Mancanti”   >> Next “Mancante” […]


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