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Basta con questo Trusted Computing! February 10, 2006

Posted by laspinanelfianco in Politica, Trusted Computing.
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Qualche giorno fa, in un commento su Punto Informatico (che adesso non riesco più a ritrovare…) un lettore esasperato dichiarava: “Oggi il mio lettore RSS mi ha scaricato da PI un elenco di articoli di denuncia (allarmistici) lungo mezza pagina! Ma che sta succedendo!? Possibile che vada tutto così male? Od è tutta una manovra di PI per attirare l’attenzione?” Poco oltre, il nostro lettore continuava: “Mi sa che devo smettere di leggere questa roba. Se continua di questo passo, mi viene la depressione!”

Purtroppo per il lettore, e per tutti noi, questa alluvione di cattive notizie non è la conseguenza di una scelta editoriale di Punto Informatico. Il fatto è che le azioni aggressive di aziende e governi ai danni di cittadini e consumatori si stanno rapidamente intensificando a causa di due fenomeni contingenti: ci sono molto più tecnologie da usare sul campo di battaglia e molti nodi ormai devono arrivare al pettine per ragioni tecniche e politiche.

La reazione di stanchezza del lettore, tuttavia è comprensibile, in un certo senso persino corretta. Come riportava Repubblica tempo fa, ci sono serissimi studi scientifici che dimostrano come il pessimismo non aiuti nella vita. Anzi: prendere queste cose troppo sul serio può portare alla depressione. Una sana reazione di irritazione nei confronti di questo sovraccarico di guai è quindi del tutto condivisibile.

A questo punto si impone una riflessione inevitabile: che succede dopo che noi ce ne siamo andati, depressi ed esasperati, dalla stanza in cui si discute di questi problemi? Ovviamente, quelli che rimangono decidono anche per noi, a nostro nome ma non necessariamente nel nostro interesse.

Questo è soltanto un caso particolare di una casistica più ampia: mentre noi siamo impegnati a vivere (od a sopravvivere), ci sono altri, molto più ricchi di noi, che possono permettersi di continuare a vivere (non certo a sopravvivere) e, nello stesso tempo, possono permettersi di pagare qualcun’altro per continuare a seguire, a loro nome e nel loro esclusivo interesse, questi temi cruciali.

Questa è la vera forza del “capitalismo” (o, più esattamente, dei capitalisti). Questo è il vero motivo per cui nella azione politica e strategica dei capitalisti si può cogliere una sistematicità ed una continuità che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare. Questo è ciò che, nel lungo periodo, condanna alla sconfitta le idee ed i punti di vista dei poveracci come noi: ad un certo punto il poveraccio deve alzarsi dal tavolo della discussione ed andare a procurarsi la cena.

Come si combatte questo fenomeno?

Si combatte in un modo ovvio: ci si riunisce, si fa una colletta e si paga qualcuno che, in nostro nome, difenda i nostri interessi mentre noi ci assentiamo per lavorare. Questo “qualcuno” è, ovviamente un avvocato. L’associazione che lo paga è, altrettanto ovviamente, una associazione per la difesa dei consumatori.

Questa è una situazione simile a quello che avviene (o dovrebbe avvenire) per la difesa dei diritti dei lavoratori: ci si raccoglie in un sindacato e si paga qualcuno che, mentre noi siamo in tutt’altre faccende affacendati, si prenda cura dei nostri diritti e dei nostri interessi.

Si tratta anche di una situazione simile a quella che si verifica per la difesa dei diritti di classe, cioè nella vita politica: ci si raccoglie in un partito e si paga qualcuno (o lo si fa pagare alla comunità) perchè difenda attivamente i nostri diritti (anche se questa visione della politica è decisamente miope, visto che un politico dovrebbe governare per l’intera comunità, non per una parte di essa).

Si tratta dei soliti, ben noti meccanismi dell’associazionismo e della rappresentanza.

Ovviamente questa soluzione soffre di tutti i normali problemi di qualunque normale attività sociale: il nostro “rappresentante” potrebbe non essere all’altezza del suo compito, potrebbe essersi distratto proprio nel momento del bisogno, potrebbe essersi fatto corrompere o potrebbe essersi adagiato sugli allori. Sarebbe ingenuo restare sorpresi o scandalizzati per questo. Ci sono mille modi i cui questo meccanismo può fallire, però…

… voi conoscete altri meccanismi che vi permettano di difendere i vostri interessi mentre voi siete impegnati a sopravvivere?

In conclusione: in Italia ci sono una dozzina di associazioni di consumatori, di vario tipo e di varia colorazione. Infilatevi nella sede di una di queste associazioni, a scelta, e prendete la relativa tessera. Fate sentire la vostra voce all’interno della associazione, vigliate sul vostro piccolo investimento sociale e fate in modo che l’associazione si faccia sentire con la vostra controparte. Questo, in assoluto, è il modo migliore di affrontare la valanga di guai che ci sta piovendo addosso, dagli RFID al Trusted Computing, al DRM. In questo modo non vi verrà la depressione a causa delle cattive notizie e, magicamente, non sarete nemmeno obbligati a lasciare la stanza delle discussioni proprio mentre la vostra controparte sta cercando di imporre le sue regole.

Questi siti mantengono un elenco più o meno aggiornato delle associazioni di consumatori esistenti in Italia:

http://www.google.com/Top/World/Italiano/Casa/Informazioni_per_i_Consumatori/Organizzazioni/

http://www.link-utili.it/consumatori.html

http://www.ildiogene.it/consumatori.php

http://www.sanniotradizioni.it/associazioni_consumatori.htm

http://www.aduc.it/dyn/consonnet/elenco.php?cosa=t&TipiLink_id=2

PS: Se vi rimane un soldino, prendete anche una tessera sindacale. CGIL, CISL, UIL, UGL, quello che vi pare. L’importante è che non vi facciate calpestare passivamente sul lavoro. La vostra passività fa male a voi ma anche a tutti gli altri lavoratori.

PS2: Se vi rimane un altro soldino, prendete anche una tessera di partito, quello che vi pare. Non c’è niente di indecoroso nel fare attività politica. Semmai, c’è qualcosa di rinunciatario e nichilista nel non farla.

Comments»

1. Andrea - February 11, 2006

Ciao Alessandro,

la reazione del lettore, di cui parli all’inizio dell’articolo, mi sembra un buon punto di partenza per elaborare alcune riflessioni.
Secondo il mio umile e modesto parere il Trusted Computing (inteso nella sua accezione peggiore) si affermerà; non vedo allo stato attuale motivi che mi portino a pensare che non sarà così.
Vedi, mi interesso da un pò di questo tipo di problematiche, e cerco – nei limiti delle mie possibilità, si intende – di attuare una certa opera di sensibilizzazione e informazione verso amici, conoscenti, colleghi di lavoro. Ne ho infatti parlato sul mio sito, nella mia newsletter, ecc…

Bene, sono giunto a una conclusione: esclusi gli “addetti ai lavori”, all’utente comune del Trusted Computing e argomenti correlati __*non frega assolutamente niente*__.
Quando cerco di affrontare o di parlare di questi argomenti, nella migliore delle ipotesi non vengo creduto (in quella peggiore mi prendono per matto).
Cioè, quello che voglio dire, è che in genere l’utente non crede possibile che a un certo punto il suo pc si rifiuterà di fargli ascoltare il suo mp3 scaricato con eMule, oppure di fargli vedere il suo bel filmatino in formato .avi.

E in effetti io penso che un pò di sano realismo non guasti e che sia necessario affrontare la (triste) realtà. E la realtà è che la maggior parte delle persone che usano un pc lo fa principalmente per fare due chiacchiere in chat, mandare qualche email agli amici e scaricarsi qualche film.
Sono quelli che quando lo acquistano nuovo danno un grande peso alle “prestazioni” hardware (cpu, ram, scheda video dedicata, ecc…) ma ignorano le specifiche reali dei componenti. Per intenderci, non si presentano dal venditore con stampata su un a4 la pagina di no1984.org che indica i tipi di pc che sono già “infettati” (seppur ancora in minima parte) da questa aberrante tecnologia (molto interessante a questo proposito l’ultimo articolo di Marco Calamari su P.I., dove descrive il suo acquisto del nuovo pc).

Ecco, questa è la classica tipologia di utenza che, come dicevo prima, permetterà la lenta ma inesorabile avanzata e affermazione del TC. Questi signori (Intel, Microsoft, ecc…) sanno benissimo della presenza di questo “terreno fertile”, e sanno benissimo, altresì, come farlo “fruttare”. La presentazione del TC come qualcosa di estremamente utile, se non addirittura indispensabile (maggior sicurezza, protezione dei dati, ecc…), unita al quasi generale disinteresse dell’utenza media farà il resto.

Il titanico (e un pò – devo dire – “donchishiottesco”) sforzo di noi che cerchiamo di sensibilizzare a questo problema, non provocherà, almeno nell’immediato, la reazione scomposta e indignata della massa, perché questa massa, allo stato attuale, non ha ancora avuto modo di provare direttamente i nefasti e deleteri effetti del TC sul proprio pc. Nella più classica delle forme e delle espressioni della “italianità” imperante, questa reazione ci sarà (forse) solo quando sarà ormai troppo tardi, quando cioè molti utenti si scontreranno all’improvviso in qualcuno degli “inconvenienti” cui accennavo prima (mp3, avi, ecc…). Non voglio addentrarmi in aspetti filosofici o psicologici della questione, ma è un dato di fatto ampiamente dimostrato che in Italia non esiste la cultura del ‘prevenire è meglio che curare’, ma esiste solo quella del ‘cercare di curare quando il disastro è già successo’.

Spero di comunque di sbagliarmi.

Ciao.

2. Athos - February 11, 2006

Ciao Alessandro
da qualche parte ho letto che non leggerai questo commento, quindi non lo scrivo per te ma per gli altri che lo leggeranno.Detto così sembra una presa per il c..o nei tuoi confronti, invece il mio intento è quello di far capire che a volte bisogna sgridare le suocera per far capire alla nuora. Il TC, come scrive Andrea, è ormai scontato che sarà anzi lo stanno già distribuendo quindi opporsi è tempo perso però……..ancora non funziona. Ci sono partiti che sono attenti alla privacy, attenti all’individualismo e alle libertà. Voglio dire: che introducano pure il TC che lo facciano funzionare ma che succederà se l’associazione consumatori sporgera denuncia per la violazione della privacy? Consegnare le chiavi di casa spesso risulta piuttosto spiacevole per chi le riceve, è una bella responsabilità.

3. Flavio - February 11, 2006

il fatto athos, è che le chiavi di casa non le stiamo consegnando, ma se le stanno copiando di nascosto… xkè quasi nessuno sa di palladium e tutto il resto.

bellissimo post invece alessandro… nn sono uno ke legge blogs regolarmente, ma il tuo lo metto nei preferiti fra quei 2-3 che seguo piu o meno regolarmente.

al momento c’è una bella discussione su un forum di multiplayer.it e inoltre sto mandando tutto il materiale che trovo via email a tutti i contatti, spero venga fuori tipo una mailing list😀


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