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Introduzione agli RFID February 14, 2006

Posted by laspinanelfianco in Diritti Digitali, DRM, Surveillance.
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La sigla RFID significa “Radio-Frequency IDentifier”. Si tratta sostanzialmente di piccolissime radio rice/trasmittenti molto simili ai transponder (Transmitter/Responder) usati in molte applicazioni militari. Sia gli RFID che i transponder svolgono un solo compito, molto semplice: quando vengono interrogati (via radio), rispondono inviando un codice di identificazione e, se del caso, alcune altre informazioni (solitamente statiche e immodificabili).

Esistono diversi tipi di RFID che si differenziano l’uno dall’altro sostanzialmente per due caratteristiche: la presenza o meno di una fonte di alimentazione e le dimensioni.

I tipi più piccoli di RFID sono solitamente privi di una loro fonte di alimentazione (batteria o rete) e quindi devono essere alimentati inviando loro un segnale radio ad un frequenza particolare. L’RFID cattura il segnale radio, ne ricava una certa dose di energia e la usa per inviare il suo segnale di risposta. Negli altri casi si usa una normale batteria, di solito al litio o qualcosa di simile. Le batterie usate in quasi tutti gli RFID hanno una durata (di reale funzionamento) di 5 o 10 anni.

Le dimensioni degli RFID possono andare da qualche frazione di millimetro (come un grando di sale) a quelle tipiche di un grosso telefono cellulare. La “portata radio” di questi aggeggi può andare da qualche millimetro, per gli RFID più piccoli e privi di alimentazione, a qualche metro, per gli RFID “tradizionali” dotati di batteria interna, sino a migliaia di km per i transponder satellitari usati per tracciare i veicoli.

Qui di seguito riportiamo una descrizione dei modelli esistenti.

RFID flessibili

Gli RFID flessibili sono l’ultima moda. Si tratta di piccoli apparecchi radio rice/trasmittenti, privi di una propria alimentazione (batteria), e realizzati stampando direttamente la circuiteria su un substrato flessibile (una lamina di plastica, un tessuto, etc.). La circuiteria può essere realizzata in metallo (rame o argento) e/o in polimero (semi)conduttore. Questi dispositivi di solito possono memorizzare solo poche centinaia di Kb e devono essere letti avvicinando il lettore (transceiver) a 2 o 3 cm di distanza. Sono considerati ideali per sostuire le targhette con i codici a barre nei vestiti.

Micro o nano RFID

Gli RFID di dimensioni micro (circa come un chicco di riso) o nano (come un grano di sale) sono quasi sempre dispositivi passivi, privi di una loro fonte di alimentazione interna, e devono essere letti avvicinando il lettore a pochi millimetri dal RFID. Possono contenere qualche decina o qualche centinaio di Kb e di solito vengono usati solo per contenere un codice di identificazione univoco, come un numero a 64, 128 o 256 cifre. Tra le altre applicazioni, possono usati per identificare in modo univoco le pasticche di certi farmaci ed i proiettili delle armi da fuoco.

RFID tradizionali

Gli RFID tradizionali sono i classici “chip” che vengono impiantati sotto la pelle di cani e gatti per “marcarli” e renderli identificabili. Questi dispositivi hanno dimensioni paragonabili a quelle di un chicco di mais o, nei casi più estremi, a quelle di un chicco di riso, e possono contenere qualche centinaio di Kb di dati. Oltre al solito codice di identificazione, possono contenere, ad esempio, la data di nascita dell’animale e qualche informazione anagrafica sul padrone, come il numero di telefono da contattare. In alcuni casi dispongono di una loro batteria di alimentazione interna ma più spesso dipendono da una sorgente radio esterna per il loro funzionamento. Nel primo caso possono essere “letti” mantenendo il lettore ad una distanza di 1 o 2 metri dall’animale, nel secondo caso bisogna avvicinare il lettore ad 1 o 2 centimetri.

Transponder

I Transponder sono aggeggi molto più complessi, costosi, ingombranti e pesanti degli RFID ma svolgono lo stesso mestiere. Di solito hanno dimensioni e pesi che vanno da quelle di un normale accendino a quelle di un grosso telefono cellulare. Sono sempre dotati di una propria alimentazione interna e/o vengono alimentati dalle batterie del veicolo che li ospita. In alcuni casi, sono dotati di un sistema GPS interno che fornisce loro, in ogni istante, gli estremi della loro posizione geografica. Possono contenere grandi quantità di dati e vengono usati soprattutto per tracciare veicoli o parti di veicoli (come la scatola nera di un aeroplano). Un particolare tipo di transponder è il diffusissimo “scatolozzo” usato dal TelePass della società autostrade.

Perchè ne sto parlando qui, insieme al Trusted Computing ed ai DRM? Perchè nel prossimo futuro le versioni più piccole di questi aggeggi verranno infilate un po’ dappertutto e permetteranno ad aziende e governi di tracciare ogni nostro movimento. Salvo imprevisti, tra qualche anno ci troveremo a vivere scenari come i due che descrivo qui di seguito.

Scenario 1: jeans ascellari

Si sa, la moda cambia. Qualche anno fa erano di moda i jeans a vita bassa lanciati da Madonna, l’anno prossimo saranno di moda i jeans ascellari lanciati dal solito personaggio grottesco della prossima edizione del Grande Fratello. Ammettiamo per un istante che decidiate di comprarne un paio in un centro commerciale. Il personale del centro commerciale ha impiantato nei passanti della cintura dei vostri jeans un RFID per tenere traccia delle scorte e per determinare il prezzo di vendita. Sarebbe più logico ed economico usare un normale RFID flessibile, ma questo tipo di RFID ha una portata radio limitata, per cui il centro commerciale decide di usare un RFID “micro” dotato di batteria interna, che può essere letto da qualche metro di distanza. Voi passate alla cassa (senza cassiera) ed il costo dei jeans vi viene addebitato automaticamente sul conto corrente (o viene chiamata la polizia, se questo non risulta possibile). Poi fate un giro per città e improvvisamente vi accorgete che i televisori piazzati nelle vetrine e dentro i negozi vi mostrano offerte imperdibili che sembrano fatte apposta per voi. Per quanto possa sembrare incredibile, vi chiamano addirittura per nome per attirare la vostra attenzione! Niente paura: si tratta semplicemente di un effetto collaterale del vostro RFID. Il sistema informatico del centro commerciale ha registrato la vostra identità (dal conto corrente) e l’ha associata al vostro nuovo RFID. Mentre vi muovete per città, i lettori RFID dei negozi associati alla stessa catena del centro commerciale leggono l’RFID, vi riconoscono, “pescano” i vostri dati dal database e vi fanno offerte “ritagliate su misura per voi”. Ovviamente, ogni vostro passo viene registrato, per cui diventa facile stabilire le vostre abitudini commerciali. Nel caso ci fosse qualche dubbio, tenete presente che gli RFID verranno infilati un po’ dovunque, per cui per il centro commerciale diventa un gioco da ragazzi sapere cosa c’è nel vostro guardaroba o nel vostro frigorifero. Se poi comprate riviste o libri di carattere politico o religioso, oppure “giocattoli” strani in un sexi shop, beh… ci siamo già capiti…

Scenario 2: l’auto aziendale

A questo punto dovreste già essere in grado di immaginare cosa può succedere se vi azzardate a usare l’auto aziendale per scopi non aziendali o se vi permettete di prendervi più di un’ora per il pranzo mentre siete in trasferta. Dispositivi RFID (transponder) dotati di GPS e leggibili via satellite sono già in uso da tempo per tracciare i camion.

Ah, naturalmente gli RFID nano, micro e flessibili sono destinati a sostituire i codici a barre. La loro lettura può essere effettuata automaticamente da apposite stazioni automatiche di lettura poste all’uscita dei negozi e dei supermercati. Il sistema informatico del centro commerciale può provvedere automaticamente ad addebitare sul vostro conto corrente la spesa (od a chiamare la polizia, nel caso non risucisse ad effettuare l’addebito) nello stesso tempo che impiega per memorizzare in un apposito database tutti le preziose informazioni statistiche che riguardano i vostri acquisti. Le cassiere, ovviamente, dovranno trovarsi un’altra occupazione.

Queste sono le ragioni che hanno spinto il Garante della Privacy (al tempo, Stefano Rodotà) ad intervenire. Presso il sito del garante, potete trovare le linee guida che devono essere rispettate nell’uso degli RFID. La legge italiana prevede, tra le altre cose, che l’utente abbia il diritto di rimuovere o distruggere l’RFID al momento del pagamento. Purtroppo però molti dispositivi RFID non possono essere rimossi (per esempio perchè sono “annegati” o nascosti nel prodotto) e, in genere, non esiste una procedura irreversibile per distruggerli che non sia, allo stesso tempo, dannosa per il prodotto. Ad esempio, si può distruggere alcuni tipi di RFID infilandoli in un forno a microonde ma questo trattamento può danneggiare molti prodotti (alimentari, ad esempio) ed essere incompatibile con altri (oggetti metallici, ad esempio).

Potete trovare altre informazioni a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/RFID e http://en.wikipedia.org/wiki/RFID .

Comments»

1. Vado al Max » Gli RFID - February 15, 2006

[…] Ultimamente si è parlato molto di RFID, ma sono davvero così convenienti, o sono un grosso pericolo per la privacy? Leggete questo articolo: https://laspinanelfianco.wordpress.com/2006/02/14/introduzione-agli-rfid/ […]


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