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Copyright, DRM, SIAE ed altri animali February 23, 2006

Posted by laspinanelfianco in Copyright.
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Le norme sul Diritto d’Autore sono state introdotte nella legislazione italiana dal Governo fascista di Benito Mussolini nell’Aprile del 1941, naturalmente senza nessuna discussione parlamentare degna di questo nome. La legge in questione è la numero 633 e porta la data del 22 Aprile 1941. A oltre 60 anni di distanza, è ancora incredibile constatare come il governo italiano abbia trovato il tempo di occuparsi di una questione tutto sommato di secondaria importanza, come quella del diritto d’autore, nel bel mezzo della II guerra mondiale. Basti pensare che il giorno prima, cioè il 21 Aprile 1941, gli inglesi avevano bombardato il porto di Bengasi. Il 25 Aprile 1941 Rommel, a sua volta, avrebbe attaccato il passo di Halfaya. Il 7 Aprile del 1941 l’aviazione nazista avrebbero raso al suolo Belgrado ed il 9 Aprile le truppe tedesche ed italiane avrebbero invaso la Jugoslavia. Il 7 Dicembre del 1941 i giapponesi avrebbero attaccato Pearl Harbor. Come sia riuscito Mussolini (o chi per lui) a ritagliarsi un po’ di tempo per pensare alle norme sul Diritto d’Autore resta davvero un mistero. Potete consultare voi stessi la Legge 633 del 22 Aprile 1941 su Interlex e su molti altri siti web dedicati a questo argomento. Potete anche inquadrarla storicamente in modo molto preciso grazie al sito www.cronologia.it.

La Legge 633/1941 è stata poi modificata tra il 2001 ed il 2005 dal Governo Berlusconi, quasi sempre a colpi di maggioranza e di fiducia, dando origine alla famigerata Legge Urbani e ad altre norme, quasi tutte inserite nell’ordinamento italiano come attuazione delle corrispondenti direttive europee (la famigerata EUCD, fotocopia della altrettanto famigerata DMCA americana). Le trovate tutte quante nella sezione “Diritto d’Autore” di InterLex.

Le leggi in questione hanno stabilito che esistono i seguenti diritti.

Diritti morali degli autori sulle loro opere, non alienabili (non cedibili). Sono i diritti fondamentali dell’autore e riguardano il riconoscimento della paternità dell’opera ed il diritto a vegliare sulla sua integrità. Non decadono mai.

Diritti di sfruttamento commerciale degli autori sulle loro opere, alienabili (cedibili). Sono i diritti che gli autori cedono (spesso per un tozzo di pane) agli editori. Si estendono fino al 70° anno dopo la morte dell’ultimo degli autori.

Diritti morali degli esecutori ed interpreti (cantanti, attori, musicisti, etc.), non alienabili (non cedibili). Si tratta di diritti analoghi a quelli previsti per gli autori. In base a questi diritti, un interprete (ad esempio, un attore od una attrice) può opporsi alla distribuzione di una opera (ad esempio, un film) che metta a repentaglio la sua onorabilità. Non decadono mai.

Diritti di sfruttamento commerciale degli esecutori ed interpreti (cantanti, attori, musicisti, etc.), alienabili (cedibili). Si tratta di diritti analoghi a quelli previsti per gli autori. Solitamente si estendono per 50 anni dopo la prima esecuzione.

Esistono poi vari altri diritti che sono relativi ai produttori, ai distributori delle opere ed ai radiofonici che ne curano la radiodiffusione. Sono previste anche delle norme particolari per le opere collettive (rappresentazioni teatrali, film, esecuzioni orchestrali, etc.).

Quasi tutti questi diritti possono essere sfruttati in modo diretto, cioè vendendo o noleggiando all’utente finale un prodotto (libro, CD, DVD, etc.) che dà diritto ad una qualche forma di consumo dell’opera. Per sfruttare queste opportunità commerciali, autori ed esecutori non hanno bisogno di intermediari. Ad esempio. un musicista di strada può benissimo vendere i CD contenenti i propri brani ai suoi ascoltatori sulla pubblica via. Si tratta di una pratica del tutto legale (ovviamente!). Nello stesso modo, uno scrittore può benissimo stampare e vendere direttamente i suoi libri (anche in formato PDF su Internet). Per fare commercio delle proprie opere in questo modo è solamente necessario pagare le tasse sui ricavi. Non è necessario apporre bollini SIAE sui supporti e non è necessario pagare diritti di qualsiasi genere a nessuno.

Esistono invece altri diritti che sarebbe praticamente impossibile far valere in modo autonomo. Sono i diritti connessi alla esecuzione pubblica delle opere. Ad esempio, la rappresentazione pubblica di un’opera teatrale, di un film o di un’opera musicale, oppure la radiodiffusione (anche su internet) dello stesso materiale. A questo scopo esistono delle apposite “collections agencies“, come la famosa SIAE, la IMAIE e la SCF, che provvedono alla raccolta dei diritti sul mercato, per conto dei titolari, ed alla loro successiva suddivisione. Queste agenzie agiscono in modo regolato dalla legge e spesso hanno l’autorità necessaria per sorvegliare il mercato, ad esempio imponendo l’apposizione di un apposito “bollino” sui prodotti in vendita nei negozi, allo scopo di contrastare il fenomeno delle copie abusive. Quanto queste agenzie agiscano in modo corretto e trasparente lo si può dedurre da questa storica inchiesta sulla SIAE di Milena Gabanelli (l’autrice di “Report“) per RAI3.

Quasi tutti gli autori (non sempre saggiamente) decidono di vendere i diritti di sfruttamento economico ad una azienda che si occupa della stampa e delle distribuzione del prodotto, cioè il famoso “editore”, in cambio di una somma forfettaria e/o di una percentuale sugli incassi. Questo tipo di transazione è di tipo volontario ed è regolato dal normale diritto commerciale, cioè lo stesso diritto che regola qualunque altra transazione economica. I rapporti esistenti tra gli autori e le agenzie di raccolta (SIAE e IMAIE) sono invece parzialmente obbligatori e parzialmente gestiti da apposite norme.

Cosa c’entra tutto questo con i DRM?

Niente. Basta una riflessione di pochi secondi per capire che i DRM non tutelano affatto i diritti dell’autore o dell’esecutore, come si vorrebbe far credere. Questi diritti sono stati ceduti molto prima che un sistema DRM possa farsene garante e, molto spesso, l’autore e l’esecutore a quel punto sono già stati fregati da tempo. Le disavventure di Janet Rowling, l’autrice di Harry Potter, con il suo primo editore sono molto istruttive su questo punto.

I sistemi DRM proteggono piuttosto i diritti (naturali ed acquisiti) del distributore e, in alcuni casi, del produttore. Quando entrano in funzione i sistemi DRM, i diritti degli autori e degli esecutori sono già stati acquisiti dal produttore e/o dal distributore. Per questo nella gestione dei diritti via DRM non si trova più traccia dell’equilibrio e della magnanimità che ci potrebbe aspettare da uomini di cultura. La controparte con cui tratta realmente il consumatore non è un raffinato uomo di cultura ma il più classico e famelico dei mercanti ottocenteschi.

In conclusione, dovrebbero essere chiari i seguenti punti.

  • Gli autori hanno tutto sommato poco da guadagnare dai sistemi DRM. Le loro fonti di reddito possono venire da altri tipi di commercializzazione che non richiedono l’uso di DRM (rappresentazioni ed esecuzioni pubbliche, vendita diretta su Internet, etc.). Chi ne ha veramente bisogno è l’industria del recording e della distribuzione, cioè la stessa gente che fa causa alle ragazzine di 12 anni per avere condiviso file MP3 in rete.
  • Gli autori possono fare molto per impedire una epidemia di DRM, come ho già spiegato in questo articolo sul ruolo degli autori nella lotta ai DRM.
  • Gli autori possono benissimo vendere i propri prodotti senza nessun bisogno di intermediari (ad esempio su Internet) e senza bisogno di bollini SIAE. Il bollino è un problema che si pone esclusivamente nel caso della commercializzazione in negozio (od in edicola). In altri termini, si può fare benissimo a meno della SIAE.

Se avete riflessioni o correzioni da proporre, ricordatevi dello spazio per i commenti qui sotto.

Comments»

1. dieEasy - March 18, 2006

vorrei innanzitutto ringraziarti, Alessandro, per questo articolo!

il motivo per cui lo ritengo importante è in qualche modo connesso a questioni politiche e mi spiego meglio:
il controllo e il potere sono sempre stati desiderati dalla maggior parte degli esseri umani. un tempo esistevano i regni, con poche persone (o anche solo una) a capo di migliaia di individui. oggi questo non è più possibile, le masse nei secoli si sono mosse per affrancarsi dal dominio di oligarchie e despoti, per sentirsi finalmente liberi di gestire la propria vita come meglio volevano. peccato che sia solo un’illusione. effettivamente costringere e opprimere con la forza era troppo evidente e anche i più stupidi si accorgevano subito che “non era giusto”. a un certo punto qualcuno capì che era più efficace controllare le menti convincendole, invece che costringendole e, dopo lunghi esperimenti durati dalla caduta dell’impero romano alla nascita delle prime repubbliche, la formula giusta è saltata fuori.

oggi viviamo in una società controllata da oligarchie (lobby) ed è sufficiente guardarsi intorno per vedere intere schiere di persone (veri e propri eserciti) che compiono le stesse azioni per motivi affini e in tempi prestabiliti.
gli stereotipi vengono calcati alla lettera e interessano praticamente ogni aspetto della vita: il lavoro, l’abbigliamento, la cucina, i divertimenti.. forse anche la vita intima (ma per fortuna non posso saperlo)
da quanche anno l’acquisto di contenuti multimediali ha un’importanza sempre crescente e l’adozione di sistemi DRM va a coprire tutte le libertà che, a partire dagli individui più tecnologicamente avanzati, sempre più persone si stanno riprendendo. in un mondo dove la democrazia sta già scomparendo di nuovo, il copyright non ha più senso, gli autori/artisti non sono nessuno e tutto viene manipolato dai distributori e le grandi aziende multinazionali è pienamente possibile convincere le grandi masse a sottostare a pesanti violazioni dei diritti umani fondamentali, compresi quelli sanciti da numerose leggi attualmente in vigore (non si sa ancora per quanto).

sono fonti di informazione libera, come questo articolo, che aiutano a rimettere nelle mani dei legittimi possessori la libertà, cioè a ridare a ogni singolo individuo la propria essenza di essere umano in grado di intendere e volere e capace di decidere autonomamente della propria vita.

ovviamente ogni cosa è IMHO e per definizione discutibile

saluti

2. Barbara Bettetini - July 18, 2008

Interessantissimo articolo.
Ho appena pubblicato autonomamente un libro e mi ponevo la questione di non farmi derubare più di tanto… .-)
Buona giornata

Barbara
http://www.learninsight.it
http://www.centrostudipedagogici.it


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