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Open Source Music (Indie Music) March 3, 2006

Posted by laspinanelfianco in Open Source.
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Internet ed il World Wide Web hanno reso evidente un fatto: c’è sempre meno bisogno di editori, quanto meno di questi editori. Il lavoro di ricerca e selezione dei lavori, di preparazione e produzione dei materiali, di promozione e di distribuzione sul mercato che un tempo veniva effettuato dagli editori viene sempre più spesso delegato (od “appaltato”) a società esterne (“outsourcing”) con il risultato di impoverire il ruolo dell’editore. Gli editori di oggi sono sempre più spesso delle “stamperie” di lusso che si occupano solo della produzione e della distribuzione commerciale dei prodotti, siano essi CD musicali, DVD cinematografici o libri. Queste aziende si impegnano sempre meno nel lavoro attivo di ricerca degli autori e nell’opera di preparazione del materiale. La loro tendenza storica è quella di concentrarsi sul commercio, cioè laddove si concentrano i profitti, riducendo al minimo sia gli investimenti nella produzione che i rischi legati ai nuovi prodotti. Di questi editori, francamente, si sente sempre meno il bisogno.

Molti artisti (scrittori, musicisti e persino registi cinematografici) hanno ormai capito che possono “comprare” il servizio che un tempo caratterizzava e valorizzava gli editori dalle stesse aziende che attualmente lavorano in subappalto (o outsourcing) per gli editori stessi. Questo permette loro di acquistare ciò che realmente serve (consulenza sul prodotto, marketing, advertisment, etc.) senza per questo sottostare alle pesanti condizioni commerciali degli editori (“tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te un divo da hit-parade” – Edoardo Bennato – Burattino senza fili). Nel settore musicale, questa cultura ha dato origine, tra le altre cose, al fenomeno delle Indies (Case editrici indipendenti).

Ne potete trovare un vasto repertorio a questi indirizzi (oltre che su Google):

http://www.indiemusic.com/

http://www.indie-music.com/

http://www.trouserpress.com/

http://allrecordlabels.com/musiclinks.html

http://www.mary4music.com/IndieDoor.html

http://www.pitchforkmedia.com/

Molti artisti, per scelta o per necessità, sono persino arrivati a fare quasi tutto da soli, secondo la più pura delle dottrine Do-It Yourself (DIY). Ci sono persino dei manuali su questo argomento. Uno dei più famosi è in DVD: http://www.diyordie.org/ . C’è anche una azienda specializzata nell’assistere gli artisti in cerca di successo: http://www.rapcointelpro.com/.

La logica evoluzione di questo movimento è stata la creazione di vari siti web che mettono a disposizione degli appassionati i brani prodotti dagli artisti DIY (aka “artisti emergenti”), quasi sempre in modo gratuito. Uno dei più famosi è Epitonic ma ce ne sono molti altri. Potete trovare delle informazioni interessanti su questo fenomeno in questo Articolo . Qui potete trovare un elenco di siti “Free Music” . Ce n’è un lungo elenco anche a Google . Su questi siti si trovano quasi sempre degli ottimi brani “dimostrativi”. Il resto della produzione di questi artisti è disponibile a pagamento sullo stesso sito o sul sito dell’artista.

Molti artisti, infatti, hanno inizato a vendere direttamente i propri brani su Internet, in formato digitale (Mp3, Ogg Vorbis od altri) o su CD. Tra questi ci sono anche gli italianissimi Elio e le Storie Tese .

Ovviamente, la possibilità di scaricare legalmente musica gratis dalla rete è un grosso vantaggio anche per gli utenti. Mentre gli autori ottengono pubblictà gratuita attraverso questo canale, gli utenti possono godere di parte della cultura musicale contemporanea senza temere gli attacchi della RIAA.

Ma il vero significato di questa evoluzione del mercato musicale resta un altro: con la disponibilità di strumenti digitali a basso costo per la produzione dei brani (come pure di libri e film), e con la disponibilità del World Wide Web come canale distributivo a bassissimo costo e di portata mondiale, non c’è più bisogno di editori saprofiti che si limitano ad interporsi tra produttore e consumatore. La figura dell’editore deve tornare ad essere una figura di “consulenza” e di “alta professionalità” posta a guardia dell’artista e del consumatore. Solo in questo modo potrà giustificare in futuro la sua parte di ricavi.

Potete approfondire questo argomento nei seguenti articoli.

http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=3329169

http://stereophile.com/news/10132/

http://www.rapcointelpro.com/Retail%20Support%20For%20Indies.htm

http://entertainment.howstuffworks.com/record-label5.htm

Comments»

1. Davide - March 3, 2006

ti segnalo Duty to Fly: idea italian, semplice e nata dal basso che localmente (e non) ha avuto e sta avendo un buon successo.

2. Andrea - March 4, 2006

Il futuro della diffusione della musica, dei libri, insomma della “cultura” è questo. I nuovi mercati liberi da vincoli passano da internet. La vecchia concezione del negozio di cd è destinata a sparire. La cultura si diffonderà capillarmente checché ne dicano discografici, Riaa, portaborse, ruffiani e mezzecalze.
Perfino molti artisti cominciano ad accorgersi di questo cambiamento. Il futuro è nel distribuire gratuitamente (concetto a prima vista autolesionistico) l’opera del proprio ingegno. Il gruppo rock metterà liberamente a disposizione in rete la sua musica, gli introiti verranno dalle attività “collaterali” che deriveranno da questo modo di proporsi (gadget, concerti, ecc…).
Gli unici a non comprendere questa lenta ma inesorabile ventata di novità e rivoluzione sono i vari Urbani e compagnia bella, anacronisticamente fermi sulle loro preistoriche visioni della realtà. Ma cambierà, è solo questione di dare tempo al tempo.


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