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Linux Myth #4: Volunteers March 18, 2006

Posted by laspinanelfianco in Linux.
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“Linux ed il software Open Source vengono scritti da volontari che lavorano gratuitamente nel tempo libero per cui, se trovate un bug o volete una nuova feature, non rompete loro le balle e mettetevi all’opera.”

Sarà vero?

Linus Torvalds, il principale artefice del kernel di Linux ha lavorato a tempo pieno dal 1997 al 2003 per TransMeta, una azienda di Santa Clara, California, presso la quale era pagato sopratutto per curare lo sviluppo del kernel di Linux. Dal 2003 lavora a tempo pieno per un consorzio che si occupa solo di questo.

Red Hat, SuSe, Mandriva, IBM, Sun Microsystems ed altre aziende si vantano da anni di finanziare sostanziosamente lo sviluppo del kernel di Linux e lo sviluppo di molti altri programmi. Netscape, IBM e Sun hanno donato alla comunità Open Source dei programmi che sono stati sviluppati, e vengono tuttora mantenuti, da aziende o da team “commerciali”, come Mozilla (ex-Netscape), IBM DB2, OpenOffice (ex-StarOffice) e via dicendo. Tuttora questi programmi vengono sviluppati grazie ad un solido “core” di programmatori stipendiati direttamente o indirettamente da queste aziende e grazie alla infrastrutture HW/SW di queste stesse aziende. Sono a tutti gli effetti dei prodotti industriali.

Molti programmi Open Source sono la principale fonte di reddito di aziende di medie e grandi dimensioni. Ad esempio, il database MySQL è alla base del business di una azienda omonima. Il CMS ezPublish è in realtà il frutto di una azienda norvegese che vive su di esso.

Potrei proseguire per diverse pagine con gli esempi ma credo che ci siamo già capiti: il software FLOSS (Free and Libre Open Source Software) è già da tempo una realtà industriale e commerciale di tutto rispetto per cui è francamente inammissibile che le aziende produttrici si nascondano ancora oggi dietro alle stesse giustificazioni che erano valide, 20 anni fa, per il software sviluppato da GNU. Ormai sono ben pochi gli sviluppatori che lavorano veramente nel tempo libero, su un vecchio 386 sistemato in garage, come avviene per il povero Tom Lord, l’autore di Arch (un interessantissmo concorrente di CVS e SubVersion).

Se queste aziende hanno deciso di rilasciare il loro software in modo FLOSS lo hanno fatto a ragion veduta e quasi sempre a fronte di un preciso ritorno economico dell’investimento. Questa scelta, quindi, non da loro il diritto di sottrarsi alle legittime richieste degli utenti per quanto riguarda l’affidabilità del software, la dotazione di feature e la frequenza degli aggiornamenti.

Noi tutti vogliamo un mondo ricco di FLOSS ma chi fa veramente i soldi con questo software sono le aziende che lo usano come base per il loro business. Che non ci vengano quindi a raccontare che l’arretratezza concettuale di Gnome, i bug di OpenOffice e la frequenza di aggiornamento di MySQL sono un problema nostro!

Comments»

1. dieEasy - March 20, 2006

personalmente penso che fintanto che io non spendo un soldo per un software non ho il diritti di pretendere niente dai suoi sviluppatori..

piuttosto cerco di fare quanto possibile per aiutare, ad es. con il mio feedback (bug-reports e feature-requests) perché ritengo importante l’aiuto di ogni singolo utente per trovare la direzione giusta da seguire nello sviluppo di un software (soddisfare più utenti possibili pur mantenendo una condotta che ha dei precisi obiettivi da raggiungere)

nello spirito del software libero (libero, non gratis) nel momento in cui un software diviene importante per me è giusto che io lo finanzi – allo stesso modo, se necessito di un software che non esiste, mi appoggio alla comunià F/OSS per avere un sistema operativo free su cui costruire l’applicazione che mi serve e pago uno o più sviluppatori perché lo facciano, rilasciando il sorgente sotto GPL e aggiungendo il risultato al lungo elenco di software della comunità stessa
(se IBM ha bisogno di una comunità di sviluppatori seri e motivati per fare un buon software non trovo strana la scelta di finanziarli)

come sempre assolutamente IMHO


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