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In difesa della libertà di espressione April 3, 2006

Posted by laspinanelfianco in Politica.
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PER FAVORE, RIPUBBLICATE QUESTO ARTICOLO SU QUALUNQUE PAGINA WEB A CUI POSSIATE AVERE LEGITTIMAMENTE ACCESSO IN SCRITTURA

Come avete probabilmente letto su Repubblica di oggi (vedi:

http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/licenziata/licenziata.html )

La Signora Francesca Patanè, bibliotecaria dell'Università di palermo è stata appena licenziata per avere rivelato in un suo articolo sul giornale online dell'ateneo (vedi:

http://www.ateneopalermitano.it/4906/art01.htm

) che due dei professori dell'Università di Palermo sono stati ingadati per abuso d'ufficio.

Bene, a seguito di questa elegante dimostrazione di rispetto per la Legge e di rispetto per la libertà di espressione, mi sembra doveroso dare la massima risonanza possibile all'articolo per il quale la Signora Patanè è stata punita. Vi invito apertamente a fare altrettanto.

Qui di seguito trovate il testo (reinterpretato per motivi di copyright) dell'articolo in questione. Rimango naturalmente a disposizione di chiunque desiderasse discutere con me, possibilmente in sede legale, l'Articolo 21 della Costituzione Italiana (Vedi: http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm ).

L'articolo

Salvatore Tudisca, preside della Facoltà di Agraria e Antonio Bacarella, ordinario di Economia agro-alimentare della stessa Facoltà, sono stati indagati dal Giudice di Firenze Francesco Pappalardo per associazione a delinquere e abuso d'ufficio. L' accusa è quella di aver pilotato alcuni concorsi per l'assegnazione di incarichi di insegnamento universitario.

L'inchiesta è partita nel 2002 da un concorso per un posto di ricercatore di Economia agraria che è stato vinto da Nicola Marinelli, figlio del rettore dell'Ateneo di firenze, che a quel tempo non aveva ancora conseguito il dottorato di ricerca e che aveva all'attivo solo due pubblicazioni.

Nell'indagine sono rimasti coinvolti anche altri professori dell'area agraria di altri atenei italiani.Tra le persone coinvolte nell'indagine figurano Mario Prestamburgo, presidente della Società italiana di Economia agraria (Sidea) e segretario alle Politiche agricole nel Governo Dini, che insegna a Trieste; Marta Cosmina e Gianluigi Gallenti, anch'essi docenti a Trieste, e Vasco Boatto dell'Università di Padova.

Secondo la Signora Patanè:

“l'indagine, condotta in prima battuta dalla Guardia di Finanza, è partita dall'esposto di un docente di Economia agraria dell'Università della California – Quirino Paris, settant'anni – che due anni fa aveva denunciato in Italia, nello specifico settore, l'esistenza di un "gruppo di potere" in grado di monopolizzare – pilotando i concorsi – il reclutamento di docenti e ricercatori, allo scopo di assegnare i posti a parenti e amici.I siluri del docente californiano – approdati ai tavoli di varie Procure tra cui quella di Milano – Pm Grazia Pradella – parlano di "colonizzazione" della disciplina e dell'attivita' di ricerca attraverso Commissioni di concorso compiacenti; di "santini", e cioè di bigliettini distribuiti con le "indicazioni" di voto per addestrare selezioni e risultati; di candidati scoraggiati fino al ritiro dalle prove, magari con consigli "benevoli" a non rovinarsi la carriera con ricorsi e prove di forza, per favorire i prescelti.”

I due docenti palermitani e tutti gli altri accusati in un primo tempo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma poi hanno deciso di difendersi attraverso alcuni memoriali. Secondo alcuni di loro "E' impossibile pilotare i concorsi".

Nel frattempo si è scoperto che Anna Maria Di Trapani – ricercatrice alla Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo – è la moglie di Salvatore Tudisca. Altri ricercatori della stessa Facoltà sono la figlia di Antonio Bacarella, Simona, e suo nipote Luca Altamore. Rosalia Bacarella, qualche anno fa all'Università di Palermo vincitrice di concorso a un posto di coordinatore EP per le Biblioteche nell'area di Agraria e attualmente in servizio all'Ufficio di Coordinamento Area delle Biblioteche della Facoltà, è sorella di Antonio Bacarella.

Fine articolo

NOTA: Per quanto riguarda le fonti vi rimando naturalmente all'articolo originale. Per quanto riguarda la veridicità di quanto riportato, mi limito a sottolineare il fatto che nessuno ha tentato di negare quanto è stato scritto e pubblicato dalla Signora Patanè, che infatti è stata licenziata a seguito di: "comportamenti che pur non costituendo illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro". La Signora Patanè non è quindi stata licenziata a seguito di una formale accusa di diffamazione a mezzo stampa (che sarebbe certamente scattata nel caso che si fosse trattato di menzogne). La veridicità di queste notizie non è quindi in discussione.

Naturalmente, rimango anche a disposizione di qualunque Magnifico Rettore che desiderasse licenziarmi da un qualunque posto accademico, a suo insindacabile giudizio, per questo scritto. Ricordo solo agli interessati che prima è necessario assumermi.

Comments»

1. Tassoman - April 6, 2006

Poteva accadere soltanto sotto Roma, infatti è accaduto.

2. laspinanelfianco - April 6, 2006

Ciao Tassoman,
purtroppo, non sono così sicuro che queste cose si verifichino solo al Sud. Nelle due università che ho frequentato all’inizio degli anni ’80 (bienno di ingegneria a Ferrara, triennio a Bologna) ho visto cose molto simili con i miei occhi, solo gestite con un po’ più di ipocrita diplomazia.

Alessandro Bottoni

3. piero - April 11, 2006

Sotto le elezioni per le commissioni telefonano, telefonano da nord, sud, est e ovest. A dire tutti ma tutti utilizzano questa pratica. Mi meraviglio che la guardia di finanza, o qualsiasi altra guardia, scopra soltanto adesso quello che avviene da sempre ed in modo abbastanza palese. Che aprano gli occhi in maniera random.


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