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Uomini di Destra #4: i Patrioti April 7, 2006

Posted by laspinanelfianco in Politica.
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Come probabilmente alcuni sapranno, alla vigilia della prima guerra mondiale il Partito Socialista Italiano si è spezzato in due grandi correnti: interventisti e non interventisti. Il pomo della discordia era la opportunità di entrare in guerra, con l'intento di riconquistare l'Istria e la Dalmazia, o piuttosto astenersi e pensare al benessere della nazione. Vinse la posizione interventista e con essa "vincemmo" milioni di morti (senza peraltro ottenere praticamente nessun risultato).

Credo che quella sia stata, in assoluto, la più grande vittoria del mondo industrial-militare (aka “La Destra”) nei confronti della società italiana. Milioni di poveracci furono spediti a farsi massacrare (proprio “massacrare”, miga bae!) nelle trincee del Carso mentre alcune migliaia di “imprenditori” facevano i soldi (e la bella vita) producendo le armi ed i materiali necessari a quell'esercito di disperati (naturalmente, si trattava di materiali pagati con i soldi delle tasse degli stessi poveracci che si trovavano in trincea).

Sono convinto che ancora oggi milioni di quei morti gridino “vendetta!” dal fondo delle loro anonime tombe per questa tragica presa per il culo.

Per quanto riguarda la Sinistra, la triste esperienza della prima guerra mondiale ha messo la parola fine al concetto stesso di “Patria” e di “Patriottismo”. Il motivo è ovvio: quella tragica esperienza ha reso dolorosamente evidente come la Patria per cui quei milioni di persone hanno sofferto, e perso la vita nelle trincee, non fosse la stessa che avrebbe poi accolto i superstiti al loro ritorno. C'era la Patria dei poveracci, spediti a morire in montagna con le scarpe di cartone, e la Patria degli industriali (Familia Agnelli in testa a tutti). A guerra finita, la seconda non ne avrebbe voluto sapere del dolore e delle tristezze della prima. Si era già impossessata dei soldi e tanto le bastava.

In realtà, questa era una cosa ovvia anche prima di sbatterci il naso: all'interno della stessa nazione, non si è tutti uguali e non si hanno tutti gli stessi interessi. In particolare, gli industriali possono trovarsi nella posizione di fare i soldi mandando altra gente a morire. Purtroppo, gli industriali non si sono mai fatti il minimo scrupolo di approffittare di questa allettante possibilità, né in passato né oggi. Come avete potuto vedere di persona, gli industriali americani hanno colto al volo l'occasione che è stata gentilmente offerta loro da quella testa di cazzo di Usama Bin laden nel 2001, esattamente come avevano fatto prima di loro i Krupp con i nazisti in Germania negli anni '30.

Non c'è più bell'incentivo ai consumi ed alla produzione che una bella guerra. La guerra consuma ogni cosa molto in fretta e qualcuno deve pur produrre aerei, carri armati, fucili e via dicendo.

Più recentemente, i nostri industriali hanno trovato il modo di fare i soldi “mungendo” spavaldamente la popolazione e facendosi approvare tutte le leggi necessarie grazie a governi compiacenti. Chiunque avesse dubbi su questo punto deve solo fare mente locale sui seguenti casi per convincersi.

  • Il comportamento del monopolista Telecom nei confronti dell'utente, avvallato da leggi e leggine
  • Il comportamento storico di FIAT nei confronti del mercato italiano (dove per anni la Tipo è costata il 30% in più che in Belgio!)
  • L'imposizione del Diritto di Levi sui supporti digitali (Equo compenso”)
  • Il comportamento delle Assicurazioni (“Cartello” più volte multato dall'anti-trust)
  • Il prezzo del latte artificiale per i neonati (il triplo circa che in Francia)
  • Le innumerevoli leggi varate a vantaggio di questo o quell'industriale, a partire dalle leggi di Bettino Craxi a favore del Berlusconi imprenditore della TV commerciale.

Di conseguenza, sin dai tempi della Rivoluzione d'Ottobre (Novembre 1917) la Sinistra professa il famoso concetto di “Lotta di Classe”: non è con i nemici esterni (tedeschi, russi, marocchini, iraqeni e altra gente) che bisogna fare i conti ma con coloro che, qui, all'interno del nostro territorio nazionale, si trovano nella posizione (ed hanno la volontà) di farci del male o di approffittare della nostra posizione di debolezza. In buona sostanza: è dagli industriali e dai potenti che bisogna guardarsi, non dagli stranieri.

Nonostante la dolorosa e chiarissima lezione che ci è stata impartita dalla prima guerra mondiale, questo concetto non è ancora chiaro a circa metà della popolazione. C'è ancora un italiano su due che ritiene che la “italianità” sia l'elemento comune di fondo di tutti gli italiani e che debba prevalere su ogni altro parametro di giudizio.

“Si, ma in fondo siamo tutti italiani! Siamo sulla stessa barca. Prima di tutto dobbiamo difendere la nostra identità, la nostra lingua, il nostro territorio.”

Non siamo sulla stessa barca. Nessuno dei nostri amati industriali ci darebbe ospitalità sulla propria barca nemmeno per salvarci dagli squali (anzi!).

Non viviamo nello stesso territorio. Quello dei nostri industriali è delimitato dal filo spinato e ci è quindi precluso.

Soprattutto, non abbiamo gli stessi interessi e nemmeno gli stessi problemi: noi dobbiamo sopravvivere, loro devono fare i soldi.

Comments»

1. piero - April 11, 2006

per la “patria della democrazie e della libertà” si potrebbe ved.
Kevin Phillips, Ricchezza e democrazia, una storia politca del capitalismo americano, Garzanti, Milano 2005, oppure dell’estremista Noam Chomsky, La quinta libertò, Eléuthera, Milano 2002.
Saluti Piero

2. FrAnKoViAK - June 13, 2006

Questo presuppone che essere industriali classifichi in automatico come di destra.
Ma per favore!
Come se Berlusconi e combriccola fossero di Destra.
Ma di comunitario (o conservatore ) il berlusca non ha nulla.
La patria non è di tutti, ma è un concetto personale: ma soprattuto quando i cittadini perdono la loro identità nazionale allora iniziano i disastri. Hai presente l’impero romano?


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